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I lutti di tante famiglie che perdono i lori cari sulle strade, sono anche lutti (economici) per lo Stato. Ogni anno i costi sociali per gli incidenti superano i 17 miliardi. 1,7 miliardi per l’Emilia Romagna, 500 milioni per le Marche. In media: 300 euro a cittadino.

GUARDIAMO il bicchiere mezzo pieno: negli ultimi 15 anni gli incidenti si sono più che dimezzati. Se nel 2001 a Bologna morirono 131 persone, nel 2015 le vittime sono state 64. Meno della metà. E pensate che le Marche sono la regione italiana dove i decessi sono calati con la percentuale maggiore. Meno 58,1% contro il 51,7% della media nazionale.

Merito ovviamente di tante cose, dai tutor agli autovelox (quando non sono installati solo per far cassa) dagli etilometri alla campagna di sicurezza lanciata in modo prepotente una decina d’anni fa , col motto: <<Chi beve non guida>>. E oggettivamente i risultati si sono visti e in questo modo il nostro Paese è tornato anche negli standard europei. A lungo la UE aveva bacchettato in passato l’Italia per questo triste record di vittime.

Ma c’è anche il bicchiere mezzo vuoto e parliamo delle mille e nuove emergenze. Le strade sono sempre più disastrate e ci sono nuovi fenomeni incontrollabili. Per esempio telefonare e soprattutto messaggiare e guardare il telefonino mentre si guida, che sono i nuovi incubi moderni. Fra i maggiori imputati per le stragi nelle strade.

E’ FONDAMENTALE non abbassare mai la guardia su questi temi e, se è vero che l’incidentalità stradale è un fenomeno che esisterà sempre bisogna comunque far di tutto per limitare il più possibile questa mattanza. I morti sono drasticamente calati, sì, ma ricordiamoci ad esempio che nel 2015 solo nella provincia di Bologna sono morti dieci giovani sotto i 30 anni a causa degli incidenti stradali.

POI c’è un dato che deve far riflettere tutti, in particolare lo Stato e gli enti pubblici preposti alla sicurezza stradale, che spesso si fanno distrarre da altre cose e dimenticano ciò che sta più a cuore dei cittadini. I morti, i feriti e gli incidenti stradali in genere comportano dei costi sociali spaventosi per lo Stato. E per costi sociali intendiamo la perdita di produttività, dei costi legali e amministrativi di gestione, dei danni causati all’infrastruttura stradale e agli edifici.

IL COSTO SOCIALE medio di un incidente grave è stato stimato considerano i costi umani riferiti alle persone gravemente ferite nell’incidente, i costi riferiti alle persone lievemente ferite nell’incidente grave in questione, i costi generali riferiti all’incidente.

In Italia, ogni anno, questo costo sociale è di 17,5 miliardi, cioè quasi 300 euro a persona. Ogni italiano paga 300 euro all’anno per questi drammi che si consumano sulle nostre strade. In Emilia Romagna i costi sociali arrivano a 1,7 miliardi, mentre nelle Marche sono di circa 500 milioni, il che vuol comunque dire 335 euro a testa, quindi sopra la media nazionale.

da Il Resto del Carlino – articolo di Marco Principini

IL COMMENTO DI MASSIMO PANDOLFI

Sulla viabilità l’Italia sta franando. 

ATTENTATO alla sicurezza dei trasporti: questa è l’accusa rivolta dai magistrati, a fine indagine, a cinque dirigenti e tecnici di Anas Toscana per le buche maledette e i disagi che avrebbero provocato 280 incidenti in quattro anni (2010-2014) sull’E45, cioè la superstrada Orte-Ravenna. Cioè il percorso diabolico che da tempo il Carlino definisce il peggiore d’Italia. Ma se i problemi di questa arteria fossero legati soltanto a presunti errori o maneggini di singoli, potremmo stappare anche una bottiglia di champagne, perché trovati i colpevoli si tornerebbe magari alla normalità. 

Temiamo che non sia così. E temiamo anche che le energie messe in campo ultimamente dall’Anas rischino di servire a poco o nulla. La coperta-lo vediamo da 20 anni- è troppo corta: copri una buca, ne spunta un’altra. Il problema è strutturale. Il sistema Italia, sulla viabilità sta pericolosamente franando. Pare non ci siano più soldi per far nulla (e chissà dove vanno a finire le tonnellate di tasse che paghiamo).

Quando eravamo il Belpaese economico, impiegammo (1956-1964) appena 8 anni per costruire l’Autosole. Lo stesso tempo necessario oggi per allargare le carreggiate sull’E45.

I cicloturisti stranieri scappano dall’ex Bengodi Romagna perché le strade sono disastrate. I ponti crollano. Nelle zone terremotate troppe arterie sono ancora chiuse. Le multe che paghiamo per infrazioni stradali dovrebbero finire lì, ma ci finiscono davvero? Non si capisce cosa fanno le ex Province. Regioni e Stato non comunicano. Regna il caos.

E intanto la gente continua a morire sulle strade e i costi sociali per il Paese sono enormi. Signori politici, siete così sicuri che al centro del mondo ci siano le vostre eterne e noiosissime baruffe sulla legge elettorale?

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